Tra i tanti tipi di solventi presenti in commercio, spesso si sente parlare di solventi rigenerati, ovvero solventi già utilizzati che, dopo specifici trattamenti, sono pronti per essere riutilizzati. Il vantaggio? Stesse performance e costi ridotti, senza dimenticare un impatto ambientale decisamente più basso. Ma procediamo con ordine.
Prima di entrare nel dettaglio della rigenerazione e del recupero solventi, partiamo dalle basi.

Cos’è un solvente? Ecco la definizione
Un solvente è un liquido che dissolve un soluto solido, liquido o gassoso, dando origine ad una soluzione. È il componente della soluzione che si trova nello stato di aggregazione della stessa, presentandosi in maggiore quantità. Quello che solitamente mostra un punto di ebollizione relativamente basso e deve essere chimicamente inerte rispetto al soluto. Per fare un semplice esempio, il solvente più comune al mondo è l’acqua.
I solventi organici, invece, sono solventi costituiti da composti organici, ovvero composti in cui uno o più atomi di carbonio sono uniti ad altri elementi come idrogeno, ossigeno, azoto. Esempi comuni di solventi organici sono l’acetone, utilizzato per le unghie, il tetracloroetilene per il lavaggio a secco e l’acqua ragia per il fai-da-te.
Tipologie di solventi: polari e apolari
I solventi vengono suddivisi in base alla loro caratteristica di polarità, ovvero in base alla distribuzione delle cariche elettriche all’interno della molecola, e quindi alla costante dielettrica che ne deriva.
- I solventi con una elevata costante dielettrica vengono definiti solventi polari;
- Al contrario, solventi con una bassa costante dielettrica vengono definiti solventi apolari.
In questo senso, conoscere il grado di polarità di un solvente permette di identificare tutti i composti che lo stesso è in grado di sciogliere, così come gli altri solventi con cui si può miscelare.
Solitamente, solventi molto polari dissolvono facilmente composti polari e, viceversa, solventi poco polari disciolgono soluti apolari. Un’evidenza empirica, questa, addirittura già nota fin dal Medioevo, periodo durante il quale nacque il detto “il simile scioglie il simile”.

Cosa sono i solventi rigenerati?
I solventi rigenerati sono solventi che sono stati trattati, dopo il loro impiego in processi industriali o chimici, per essere nuovamente riutilizzati. Questo processo di rigenerazione prevede la purificazione e la rimozione degli inquinanti presenti per consentire il loro riutilizzo, riducendo così il costo e l’impatto ambientale associato alla produzione di nuovi solventi.
La rigenerazione dei solventi chimici dipende dal tipo di solvente in esame e dalle leggi e regolamenti locali relativi alla gestione dei rifiuti pericolosi. Esistono infatti diversi metodi per il recupero dei solventi esausti, in base alla quantità e al tipo di impurezze che devono essere trattate.
Il metodo più semplice consiste nella filtrazione del solvente, attraverso appositi setacci molecolari, o comunque materiali in grado di separare le molecole in base alle dimensioni. I setacci presentano minuscoli pori di dimensione esatta e uniforme che possono ospitare molecole di dimensioni minori o paragonabili. In questo modo, le molecole di inquinanti presenti nel solvente vengono quindi trattenute all’interno dei pori e il solvente risulta così purificato.
Questo tipo di trattamento è molto utilizzato nella rimozione dell’acqua e di piccole molecole come CO2, H2S e metanolo sia da liquidi che da gas, sia in ambito industriale che in molte altre applicazioni. Il setaccio esaurito può essere facilmente rigenerato riscaldandolo ad alte temperature e favorendo così la rimozione delle molecole che aveva precedentemente trattenuto.
Solventi rigenerati: il processo di distillazione

A proposito di solventi rigenerati, però, il metodo più comune per il recupero di quelli industriali è sicuramente la distillazione. Il processo di distillazione comporta il riscaldamento del solvente fino ad evaporazione. Qui il vapore viene condensato e raccolto per ottenere così il solvente purificato. Questo metodo consente di separare il solvente dalle impurità o dai residui presenti. A seconda del tipo di solvente e delle impurità presenti, possono essere necessarie più fasi di distillazione o l’uso di additivi specifici.
La distillazione è quindi un metodo efficace per separare tra loro solventi diversi poiché ne sfrutta le differenze nei punti di ebollizione. Poiché i solventi hanno punti di ebollizione diversi, è possibile riscaldare la miscela fino a far evaporare uno dei solventi prima dell’altro. Una volta evaporato, il solvente può essere raccolto e condensato, separandolo così dagli altri componenti della miscela.
Semplice, intuitivo ed efficace. Un metodo particolarmente utile anche quando si devono separare solventi che non possono essere facilmente separati con altri metodi fisici o chimici. Ma soprattutto, un processo relativamente semplice, eseguibile sia in impianti che svolgono singole campagne di lavorazione, sia in vere e proprie distillerie con più colonne che eseguono più fasi di lavorazione a ciclo continuo.
Detto questo, filtrazione o distillazione che sia, l’obiettivo principale dell’attività di recupero solventi è quello di ottenere, al termine del processo, un prodotto che sia il più possibile competitivo con il prodotto vergine, anche se non sempre le caratteristiche chimico-fisiche della miscela di partenza consentono il raggiungimento del massimo grado di purezza. Tramite il processo di recupero, i solventi rigenerati vengono utilizzati in moltissime applicazioni, poiché sono in grado di coniugare le caratteristiche tecniche delle componenti e prezzi contenuti. Un ottimo compromesso e un vantaggio competitivo non indifferente.


